Da quando Donald Trump è al potere il processo di occupazione della Palestina da parte di Israele ha subito un’impennata eccezionale.

Tutto l’armamentario classico delle violazioni del diritto internazionale, usato da Tel Aviv nel corso del tempo, è stato rivisto e potenziato. Ad esempio le colonie.

Ai tempi di Obama l’invito a “congelare” la costruzione di nuovi insediamenti ebraici era puntualmente violato, ma quantomeno arrivava con una certa frequenza.

Con l’avvento di Trump il monito si è dileguato. Tanto che ad esempio sulle colline di Nablus è nato un nuovo settlement: si chiama Amihai, ed è il primo nuovo insediamento ufficiale approvato dal 1992 ad oggi. La sua costruzione è iniziata a marzo 2017, come compensazione per gli “sfollati” della colonia di Amona, sgomberata un mese prima in seguito ad una decisione del Tribunale. La colonia è circondata da terreni coltivati a ulivi e viti di proprietà dell’azienda di produzione di olii Meshek Achiya, che non teme il boicottaggio internazionale, perchè, dice al Jerusalem Post, produce un «olio di ottima qualità».

Il proprietario dell’azienda fuori legge (perchè sorge nei Territori Palestinesi occupati e dunque in violazione del diritto internazionale) possiede anche una pressa per le olive nei dintorni della colonia ancora in costruzione, ed organizza visite guidate per gruppi ad Amihai.

Ad essere aumentate però, in Palestina, sono anche le demolizioni di case dei palestinesi sia a Gerusalemme Est che nel resto della Cisgiordania. Dati alla mano (quelli della onlus Peace Now), il fenomeno è in crescita esponenziale.

Nei 18 mesi precedenti all’elezione di Trump erano state pianificate 4.476 demolizioni; nei 19 mesi successivi le espulsioni e conseguenti abbattimenti di case sono saliti a 13.987. E i numeri continuano a crescere: il 3 luglio scorso Netanyahu ha approvato la demolizione di altre mille unità abitative.

La sorte sempre in bilico della scuola di gomme dei beduini jahalin è solo un esempio estremo di quegli abbattimenti in fragrante violazione del diritto, diventati però un simbolo a livello diplomatico.

Con un presidente e un Congresso americano tutto sommato dalla loro parte, le autorità israeliane sono al riparo dalle accuse e stanno trasformando la Cisgiordania in un irrecuperabile colabrodo.

Foto del Palestine news network