I Cascos Blancos, Cruces Verdes sono medici volontari che assistono ribelli, manifestanti e oppositori in pericolo, incalzati dall’esercito repressivo del Venezuela.

Nel Paese sull’orlo della guerra civile – scrivono Tal Qual, InfoBae – guidato da un Maduro sempre più violento ed incapace di tenere sotto controllo la rivolta, i giovani fanno anche questo.

Cascos blancos, cruces verdes: los héroes anónimos que salvan vidas en medio de la represión chavista” titolano. Eroi anonimi. Pronti a rischiare la pelle. Studenti di medicina in prima linea.

«Due di noi sono andati avanti da soli nella prima marcia organizzata subito dopo la decisione della Corte suprema», ha dichiarato Federica Davila, 22 anni, una delle fondatrici degli elmetti verdi. La Cnn dedica loro dei servizi.

«Abbiamo capito che c’era bisogno di assistenza medica» per le strade. E in strada sono scesi. La Corte aveva infatti appena sciolto l’Assemblea nazionale controllata dall’opposizione.

Successivamente la Corte ha dovuto fare un passo indietro e ripristinare i poteri del Parlamento.

«Prima di ogni mobilitazione – racconta Federica –  facciamo una riunione, parliamo della strategia del giorno e di come affronteremo le cose e poi andiamo».

 

Le diverse anime del Venezuela anti-Maduro (primo fra tutti Leopoldo López, leader del partito anti-chavista Movimiento Voluntad Popular in carcere dal 2014) si prendono la piazza o giacciono in carcere.

L’opposizione in effetti spazia dalla destra conservatrice alla sinistra più radicale che cerca di mediare.

I media latinoamericani, ma anche quelli europei – Il Times tra gli altri – pullulano di storie sulla moglie-pasionaria di Lopez: la destrorsa giovane e bella Lilian Tintori, di cui sono innamorati anche i quotidiani italiani.

«Mio padre era originario di Modena – racconta lei al Corriere della Sera – è arrivato in Venezuela negli Anni Settanta, si è innamorato del Paese e di mia madre. E non se ne è più andato».

E poi: «Quando ero piccola abbiamo girato tutto il Paese in auto ed è lì che ha trasmesso a me e ai miei cinque fratelli l’amore per il Venezuela».

La coppia trendy (e ricca) anti-chavista è quella più in voga. Anche perché Lopez in effetti è al Ramo verde da tre anni. E sua moglie è passata volentieri dal dare lezioni di yoga al sostenere i diritti di suo marito in piazza.

«Avete il diritto e il dovere di ribellarvi», arringava lui. Poi ci sono i rivoluzionari “storici”, della vecchia guardia, come Edgardo Lander e Oly Millan (già ministra dell’economia popolare con il presidente Chavez).

Per la verità piuttosto moderati nel domandare con linguaggio partitico di andare oltre le polarizzazioni: «Crediamo che il principale responsabile della situazione in Venezuela sia – in quanto garante dei diritti fondamentali – lo Stato, oggi in mano alle attuali autorità governative.

Però, come abbiamo già detto, è necessario porsi al di là dell’attuale polarizzazione e cercare modalità di dialogo politico e sociale che dia spazio a quei settori che oggi vogliono uscire da questa impasse catastrofica e scartare ogni via d’uscita violenta».

Eppure il Venezuela giovane non è tutto in trincea: ce n’è una buona fetta che preferisce la spiaggia alla strada. E i party alla cella. Una parte della popolazione giovane di Caracas se la spassa. E tra l’altro non lo nasconde: le loro foto sono rese pubbliche sui social e sbandierate su Instagram. Si tratta dei rampolli della classe dirigente venezuelana.

La stampa internazionale se n’è accorta già da un pezzo e scrive articoli con tanto di foto che ritraggono figli e nipoti dell’intelligentia in pose da dolce vita estiva.

La carrellata inizia col figlio del presidente Maduro: il sito di Formiche racconta: «Anche lui di nome Nicolás, è un ragazzo di 26 anni che ricopre diversi ruoli nel Partito Socialista Unico del Venezuela (Psuv).

È coetaneo di Miguel Castillo Bracho, il giovane giornalista (diplomato nella scuola dei gesuiti San Ignacio), ucciso dalle forze dell’ordine durante la manifestazione dell’opposizione del 10 maggio a Caracas».

Di recente il figlio di Maduro è stato filmato sotto una pioggia di banconote mentre balla una danza araba al matrimonio di un cittadino siriano in Venezuela.

Il giornale on line El Debate e ancora Infobae scrivono della bella vita di Rudi El Aissami, la consorte del vicepresidente del Venezuela, Tarek El Aissami, spedita perennemente in vacanza con i figli, playa, sol, arena y aviones. Poi ci sono famigliari, figli e nipoti dei vari funzionari del governo di Caracas. I selfie parlano da soli.

Li ritraggono bordo piscina, con bicchieri da cocktail in mano, o addirittura in pose osè.

Ma i social sono un’arma a doppio taglio: l’associazione AccessNow.org spiega cos’è e come funziona DoubleSwitch, il nuovo attacco informatico che permette di rubare i profili social e diffondere notizie false.

Gli hacker giocano in posizione anti-ribelli e fanno il gioco del regime: hanno ad esempio trafugato i profili dei manifestanti iniziando a twittare notizie manipolate: è successo a Milagros Socorro, una scrittrice e giornalista venezuelana impegnata a raccontare le proteste in corso nel suo Paese.

Nel gennaio 2017 qualcuno ha preso il controllo del suo account Twitter e ha cinguettato al suo posto.

«AccessNow.org opera in dieci Paesi del mondo e si batte per il libero accesso a internet e la difesa dei diritti umani e denuncia che i metodi per mettere il bavaglio agli oppositori politici sui social network si stanno evolvendo», dice TPI news.

Il Venezuela è diventato così il simbolo del doppio standard morale, culturale ed economico. (Su Popoli e Missione di luglio-agosto)