Mentre Stati Uniti e Unione Europea temporeggiano sul da farsi in Ucraina, un terzo attore internazionale gode già i frutti di questa attesa. E’ la Cina del premier Li Keqiang. I grandi quotidiani occidentali sono d’accordo sul fatto che il vero vincitore della guerra di Vladimir Putin contro Kiev sarà alla lunga Pechino.

Il Time non ha alcun dubbio e titola “La Cina è il grande vincitore nel conflitto tra Russia e Occidente”. Perché? Non potendo più commerciare con l’Ovest come vorrebbe, Putin guarda all’Asia e stipula accordi con la controparte cinese.

Tra le due superpotenze che non sanno decidersi a punire con le armi Mosca – e non sanno però decidersi neanche ad imporre nuove sanzioni vincolanti, pur di non danneggiare se stesse – ad uscirne vittorioso in realtà non è neanche Putin.

Ad argomentarlo è Ian Bremmer sul Time.

Il prezzo che Putin deve pagare «per questa risoluta aggressione, è un’Ucraina divisa, una relazione frammentata con l’Occidente e infine un’economia spezzata», scrive. Una serie di “rotture” e di faglie che lui stesso ha aperto e che difficilmente si chiuderanno. «Invece è la Cina che ci guadagna – dice Bremmer – La Cina non è d’accordo con la posizione occidentale, ossia la necessità di una risposta internazionale forte all’aggressione russa».

Insomma Pechino che non prende posizione, tanto che scrive il quotidiano Businnes Spectator, offre un tacito sostegno alla Russia astenendosi dal voto al Consiglio di Sicurezza Onu sulla condanna dell’annessione della Crimea, offre una sponda a Putin. Ovviamente per un ritorno economico.

Il Washington Post titola “Il vero vincitore della crisi ucraina potrebbe essere la Cina”. E argomenta la sua posizione ricordando che a maggio dello scorso anno Mosca e Pechino hanno firmato un’intesa sul gas che ammonta a 400 miliardi di dollari. A novembre dello stesso anno è stata la volta di un altro accordo quadro per le scorte di gas alla Cina; mentre a settembre 2014 l’allora Segretario alla Difesa americano, Chuck Hagel aveva fatto notare come la Cina e la Russia stessero sviluppando insieme nuovi sistemi di armamenti. Infine, scrive sempre il Washington Post, il commercio tra le due superpotenze è visto in crescita fino a raggiungere il volume dei 100 miliardi di dollari quest’anno, dai 90 miliardi che erano nel 2014.

Il sito di Ukraine Today (Uatoday.tv) nota anche che la diplomazia cinese sta facendo di tutto per convincere europei e americani ad abbandonare la loro intransigenza nei confronti di Mosca. L’ambasciatore cinese in Belgio, Qu Xing avrebbe detto che «l’Occidente deve abbandonare la mentalità a somma-zero e prendere seriamente in considerazione le preoccupazioni della Russia sulla sua sicurezza».

La crisi ucraina avrebbe dunque determinato un salto di qualità non indifferente nelle relazioni tra i due colossi, che ridisegna del tutto le relazioni commerciali tra oriente e occidente.

«La logica è semplice –dicono Gabriella Marin Thornton eAlexey Llin sul Washington Post – : la Cina ha bisogno di risorse e la Russia le ha». Non ci sono altre spiegazioni dietro le mosse del Dragone: la strategia è muoversi seguendo esclusivamente la scia del denaro.

«Nel breve periodo la Russia guadagna vendendo petrolio, gas naturale e altre risorse al compagno cinese. – scrivono – Nel lungo termine la conseguenza sarà l’emergere di una Cina che sembra stanca di rimanere un rivale russo. Mosca sta aiutando la Cina a crescere economicamente».

Dello stesso parere è lo European Council on Foreign Relations che in un editoriale la chiama soft alliance. Più a lungo la Russia sarà obbligata ad orientarsi verso la Cina, più grandi saranno le conseguenze. Gli effetti potrebbero andare oltre la permanenza di Putin al Cremlino, questa è la previsione del Think Tank europeo.

Nel frattempo altri organi di stampa, come il Daily Star libanese e il sito della Press Tv iraniana, enfatizzano la necessità del Presidente Poroshenko di ottenere armi dall’Occidente detassandone l’import. E di spingere per una missione di pace internazionale in Ucraina. <<L’appello per ottenere un contigente di peacekeeping sarà rivolto alle Nazioni Unite e all’Unione Europea>>.

Mentre la Russia continua a negare che le sue truppe stiano combattendo in Ucraina, le Nazioni Unite citano report assolutamente attendibili che indicano la fuoriuscita di armi pesanti e combattenti stranieri provenienti dalla Russia.

A leggere la stampa estera sia dell’Europa dei 28, che di quella orientale (eccetto naturalmente la propaganda russa e quella schierata col regime di Putin) la verità sulla guerra d’aggressione russa all’Ucraina è ormai di dominio pubblico. Se fino ad un anno fa si metteva ancora in dubbio la responsabilità numero uno di Putin in questa mattanza che ha già fatto più di 5mila morti, oggi la narrazione dei fatti è grosso modo unanime per tutti gli organi di stampa.

In Ucraina l’emergenza è spaventosa: lo scrivono nelle loro newsletter quotidiane le ong come Medici senza Fronetiere – «Questo stiamo vedendo in Ucraina orientale: ospedali bombardati, personale medico costretto a fuggire, migliaia di persone prive di cure mediche e bloccate nelle città di frontiera». E lo ripetono da anni gli attivisti di associazioni ucraine per i diritti umani, come la Open Dialog di Kiev.

«Dobbiamo pagare il prezzo più alto, le nostre vite, prima che l’Unione europea possa in qualche modo reagire. Un aiuto è arrivato, da quel fronte, ma molto in ritardo e non adeguato alle circostanze. Ritengo personalmente che sarebbe stato possibile fin dall’inizio fermare Putin in Crimea, ma l’Unione europea non era pronta per nominare le cose con il loro nome: ossia dare alla guerra il nome di guerra», spiegava tempo fa la presidentessa Lyudmyla Kozlovska in una conferenza stampa.

Sta di fatto che lì dove tutto è iniziato, a piazza Maidan a Kiev, la giustizia ancora non arriva: ad un anno dalla repressione, le morti sono impunite.

<<La Piazza dell’Indipendenza di Kiev oggi è un luogo della memoria. A Maidan, tra il 18 e 20 febbraio del 2014, più di 100 persone sono state uccise dalle pallottole della polizia anti-sommossa, la Berkut. Ihor Kulchitskiy ci mostra il luogo dove il padre, un pensionato di 64 anni è stato ucciso un anno fa>>, scrive il giornale on-line Euronews, titolando Ucraina, un anno fa la rivolta di Maidan massacro senza colpevoli”. Il luogo simbolo della protesta contro l’ex presidente Viktor Yanukovic oggi è un memoriale.