Il 21 agosto del 2013 oltre duecento persone, compresi donne e bambini, vennero uccisi in Siria in seguito ad un attacco di gas nervino, il sarin, per il quale fin da subito venne accusato l’esercito del dittatore (ancora in sella) Bashar al Assad. Nel mirino c’era la roccaforte ribelle della regione orientale della Goutha.

Diversi anni sono passati da allora, e migliaia di altri morti tra i civili hanno allungato la triste lista delle vittime di guerra in Siria. Altri attacchi e altre armi chimiche (il cui uso è stato negato dal regime), hanno soffocato centinaia di siriani.

Il deferimento del criminale di guerra Assad alla Corte Penale Internazionale è sempre stato bloccato dal veto di Cina e Russia. Ma lo Statuto di Roma che istituisce il Tribunale (differente dalla Corte de l’Aja che è ad hoc), prevede tra i meccanismi di attivazione anche quello di un Paese terzo.

È possibile, cioè, che un Paese estraneo ai fatti, sollecitato da una denuncia depositata presso il proprio Procuratore Generale, possa richiedere l’attivazione della Corte per crimini contro l’umanità. È quanto ha fatto la Germania: il procedimento è ancora in corso, ma è stato avviato.

A sporgere denuncia il Syrian Center for Media and Freedom of Expression, fondato da un attivista siriano che vive a Berlino, il Syrian Archive e la Justice Initiative di Open Society Foundations.

Tre Ong che hanno messo in moto la macchina del Procuratore tedesco. Se troverà prove del crimine avvierà il procedimento presso la Corte Penale Internazionale, aggirando il veto dei negazionisti. Questa mossa tedesca è stata chiamata “nuova Norimberga”. L’auspicio è che in Siria sia fatta finalmente giustizia.